I Classici: “La fabbrica di Cioccolato”

CURIOSITÀ: “WONK” È UN TERMINE INGLESE CHE IDENTIFICA UN RAGAZZO CHE RIFIUTA LA “VITA SOCIALE” PER RINTANARSI NELLO STUDIO. WILLY, TRADITO NEGLI AFFETTI, SI ISOLA DA TUTTO RINCHIUDENDOSI NELLA PROPRIA FABBRICA, ATTORNIATO DAI PICCOLI OPERAI OOMPA LOOMPA CHE GLI GARANTISCONO UN SURROGATO DI RAPPORTI UMANI.

Thr0ugh The Mirr0r

Aprite i cancelli. Entrate, prego. Venite avanti. Chiudete i cancelli. Benvenuti nella mia fabbrica. Chi sono io? Beh...[1]

Sono sempre stata una fan del salato più che del dolce. Ma come si fa a resistere al cioccolato?

Esiste una formula magica?

No perché io non ci sono mai riuscita!

Sarà per il potere benefico[2], il sapore, la goduria dello sgarro, non saprei, so però che ne devo avere sempre un pezzettino a casa. Posso non mangiare tiramisù, crostate o ciambellone anche per un anno intero (è successo in effetti), ma non toglietemi il cioccolatino di scorta!

Con questa premessa, riuscite a immaginare come mi sono letta LA FABBRICA DI CIOCCOLATO[3] di Roald Dahl?
Avevo appena finito LE STREGHE, sempre dell’autore, ed essendomi molto piaciuto, ne cercavo un altro con il quale approfondire la conoscenza, se non che, nella piccola ma fornita biblioteca delle elementari…

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I Classici: “Il nome della Rosa”

“Il bene di un libro sta nell’essere letto. Un libro è fatto di segni che parlano di altri segni, i quali a loro volta parlano delle cose. Senza un occhio che lo legga, un libro reca segni che non producono concetti, e quindi è muto.”

Thr0ugh The Mirr0r

“Tutte leeresiesono bandiera di unarealtàdell’esclusione. Gratta l’eresia, troverai l’emarginato. Ognibattagliacontro l’eresiavuole solamente questo: che l’emarginatorimanga tale.”[1]

Risultati immagini per the name of the rose gifLa prima volta che ho sentito parlare diIl nome della Rosa[2]è stato da mia madre quando avevo appena sette anni. Ne stava discutendo con una vicina perché ne avevano tratto una versione cinematografica appena trasmessa in tv, che non le aveva convinte appieno, anche se a dir loro l’alleggerimento delle parti in latino, poteva aver giovato alla popolarità dell’opera.
Non so perché quella conversazione mi rimase così impressa, e forse in realtà restò nel dimenticatoio della mia mente per anni senza alcun segno della sua esistenza, fino a quando a quattordici anni appena compiuti, rete4 decise di trasmettere questa famosa trasposizione de Il nome della rosa di Umberto Eco[3], e allora come se rivivessi la scena, mi sono ritrovata sul balcone della mia vecchia casa con mia madre…

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I Classici: “Se questo è un uomo”

MAI DIMENTICARE

Thr0ugh The Mirr0r

ty

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.[1]

Sono entrata all’Inferno dalla porta principale e fortunatamente l’ho trovata chiusa. Ma con me c’era chi in quell’Inferno ci ha “vissuto”….vedere ciò che è stato, sentire le testimonianze dei…

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I Classici: “L’Odissea”

Avevo nove anni la prima volta che ho letto l’Odissea. Una versione molto epurata, ovviamente, molto illustrata e molto più corta. Però già allora io e Odisseo ci imbarcammo insieme sulla nave verso Itaca, e incontrammo sirene e maghe, e ciclopi e re, in un’avventura che mi faceva volare con la fantasia.

Thr0ugh The Mirr0r

«Ahimè, sempre gli uomini accusano gli dei: dicono che da noi provengono le sventure, mentre è per i loro errori che patiscono e soffrono oltre misura.»[1]

Quanto è vero, caro Zeus, quante volte delle disgrazie diamo colpa alle divinità. Però devo dire che con Ulisse ti sei proprio accanito e non puoi negarlo! La sua incontentabile sete di conoscenza, l’astuzia e il coraggio, uniti all’amore per la terra natia, mi hanno sempre fatto tifare per il nostro Eroe omerico. La propensione al tradimento, l’atteggiamento da so-tutto-io, invece mi portavano a sperare che lo fulminassi una volta per tutte.
Ma ai tempi dell’Odissea ancora non si usava far morire il personaggio principale e quindi isola dopo isola, peripezia dopo peripezia, il nostro eroe viaggiatore affronta quello che agli studenti sembra un percorso interminabile[2] e che per me è stato uno dei primi amori.

Avevo nove anni la prima volta che…

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I Classici: “Il grande Gatsby”

[2] LA PARTICOLARITÀ DEL FILM È CHE NICK RACCONTA LA SUA STORIA ATTRAVERSO LA STESURA DI UN ROMANZO, IL SUO, CHE NIENT’ALTRO È CHE “THE GREAT GATSBY”. EGLI STESSO DIVENTA FITZGERALD E LE SUDDETTE FRASI SONO PARTE INTEGRANTE SIA DEL ROMANZO VERO E PROPRIO, SIA DEL ROMANZO NEL FILM.

Thr0ugh The Mirr0r

67_gatsbyAtmosfere anni Venti, l’età del jazz, il proibizionismo[1], le luci, i party, le belle auto e i vestiti da cocktail. Come non lasciarsi affascinare? Si pensa subito ai gioielli, al trucco, alle scenografie. Alla ricchezza!
Probabilmente chi li ha vissuti non sarebbe proprio d’accordo con l’immaginario che si è creato attorno ai magici anni Venti, poiché folgorati da luci e colori, si fa presto a dimenticare che quel decennio è proprio a cavallo fra le due guerre mondiali, e che tutta quella esagerazione, ostentazione di potere, denaro e felicità serviva a coprire una maggioranza della popolazione in miseria e depressione.

Il manifesto del decennio, almeno di quello statunitense, sappiamo bene quanto fossero diverse le vite in europa!, è senza dubbio IL GRANDE GATSBY, uscito nel 1925 dalle abili mani di Francis Scott Fitzgerald (1896-1900). Il romanzo, per quei pochi che non lo sapessero, è basato sulla…

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I Classici: “Frankenstein, o il moderno Prometeo”

Credo vada letto più che visto, per questa potenza del messaggio che per ragioni tecniche viene sempre meno nelle versioni mediate.

Thr0ugh The Mirr0r

frank Graphic by: Federica

“La sua pelle gialla a malapena copriva la trama dei muscoli e delle arterie, i suoi capelli erano fluenti e di un nero lucente, i denti di un bianco perlaceo, ma questi pregi facevano solo un più orrido contrasto con gli occhi acquosi che sembravano quasi dello stesso colore delle orbite biancastre…”[1]

 

 L’eruzione del vulcano Monte Tambora in Indonesia, nell’Aprile del 1815, in cui morirono decine di migliaia di persone, provocò l’emissione di enormi quantità di cenere. Secondo i climatologi, quell’eruzione potrebbe anche avere giocato un ruolo nel rendere particolarmente fredda e piovosa l’estate del 1816 in tutto l’emisfero settentrionale. Fu in quell’anno definito “senza estate” che, durante una vacanza in Svizzera, Mary Wollstonecraft in compagnia dei suoi amici scrittori e poeti, lord Byron e Shelley (che poi divenne marito di Mary) ebbe (da un sogno, come racconta) l’ispirazione per Frankenstein[2].

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I Classici: “Dieci Piccoli Indiani”

Curiosità: Agatha Christie (1890 – 1976) pubblicò Ten little niggers in America e in Inghilterra a puntate nel 1939. Il titolo originale però fu considerato offensivo nei confronti della comunità nera, per cui il titolo fu cambiato in And then there were none. Successivamente, alcune case editrici hanno usato anche il titolo Ten little indians. In Italia, il romanzo fu pubblicato da Mondadori solo nel 1946, con il titolo “…E poi non rimase nessuno“, successivamente trasformato in “Dieci piccoli indiani“. Nei paesi anglosassoni, al titolo originale Ten little niggers, è ormai preferito And then there were none. Curiosamente però, non cambiarono la filastrocca che rimase con la parola “negretti” al suo interno.

Thr0ugh The Mirr0r

Dieci poveri negretti 
Se ne andarono a mangiar: 
uno fece indigestione, 
solo nove ne restar.[1]

Qualcuno ne sono sicura storcerà il naso perché ho messo un giallo[2] fra i grandi classici della letteratura! Ma è ora che i puristi aprano gli occhi e si rendano conto che se è il genere più letto al mondo ci sarà un motivo, e che se non ritengono i contemporanei all’altezza devono ammettere che questo piccolo capolavoro della Christie non solo non ha nulla da invidiare agli odierni thriller e gialli, anzi semmai dovrebbe essere preso da esempio perché nella sua semplicità e continua suspense è veramente un libro ipnotico e splendido, ma è di fatto un classico vista la vastità di rifacimenti, riproposizioni, riedizioni e citazioni!

Nove poveri negretti 
Fino a notte alta vegliar: 
uno cadde addormentato, 
otto soli ne restar. [3]

 

Dieci piccoli indiani[4]a mio parere…

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