“Cavour è morto!”

Non posso dire lo stesso di storia, nonostante avessi i voti alti, facevo una gran fatica a memorizzare tutti gli eventi nel giusto ordine cronologico. Troppe date! Cioè: Troppi numeri! E io e i numeri siamo sempre stati diffidenti.

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Risultati immagini per ship crashing gifNella mia classe al liceo, le interrogazioni di storia e filosofia erano viste come una specie di battaglia navale, in cui però inesorabilmente noi studenti eravamo destinati a perdere la nostra bella flotta.

Non solo di storia in realtà, una volta una mia compagna all’interrogazione di biologia alla domanda “come batte il cuore?” rispose “bum-bum”.

O a quella di latino un mio amico totalmente impreparato scrisse la ricetta delle melanzane alla parmigiana anziché la traduzione del brano in esame.

Essere impreparati poteva succedere in tutte le materie. Ma con storia e filosofia era una strage anche quando eri super preparato!

Risultati immagini per lady oscar gifLa professoressa (che somigliava vagamente a Lady Oscar) era una di quelle toste. Ma bravissima. Una di quelle persone che nonostante il tempo che passa e le generazioni di idioti che si vedeva passare davanti, non aveva perso l’amore e l’entusiasmo per le sue materie.

E che per questo…

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“Tante voci una sola Storia…”

Curiosità: Isabel Allende comincia a scrivere ogni suo romanzo l’8 gennaio. Sia che abbia già in testa un’idea definita, sia che non sappia neanche da dove cominciare: è un rito propiziatorio iniziato per caso l’8 gennaio del 1981, quando Allende si trovava già a Caracas, in autoesilio dopo il golpe del generale Pinochet in cui aveva trovato la morte il cugino di suo padre, il presidente Salvador Allende. Isabel Allende non è ancora la scrittrice di bestseller che conosciamo, ma è una giornalista con un matrimonio in crisi e due figli che stanno per andare all’università. Quando scopre che suo nonno, in Cile, sta per morire, comincia a scrivergli una lunga lettera. Non verrà mai letta dal destinatario, ma sarà l’inizio del suo libro più conosciuto: La casa degli spiriti che uscirà un anno dopo, nel 1982.

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“Lamemoriaè fragile e il corso di unavitaè moltobrevee tutto avviene così infretta, che non riusciamo a vedere ilrapportotra gli eventi, non possiamo misurare le conseguenze delleazioni, crediamo nellafinzionedel tempo, nel presente, nelpassato, nel futuro.”[1]

bIsabellaAllende[2] l’ho scoperta a scuola, un aprile nel quale la mia professoressa di italiano ci diede una rosa di romanzi dell’autrice cilena fra i quali scegliere e sul quale poi avremmo dovuto fare un compito in classe. La mia professoressa è sempre stata una divoratrice di libri e sono stata molto fortunata ad averla per tre anni perché mi ha aiutato a scoprire tantissimi autori italiani e non, contemporanei e non.
A lei devo la scoperta di autori come Kerouac, Pirandello, Serrano, Montale, Sciascia, Zafon, e potrei continuare all’infinito.

È un vero peccato che la lettura debba ancora essere imposta, ancora passare come un compito necessario nelle scuole, anziché un enorme, immenso piacere.

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“Un buon calice di vino in una mano e una buona storia nell’altra!”

“Eppure, la memoria ci dice che questo è quello che si è stati, e ci sommerge un rimpianto che non sappiamo cancellare”.[7]

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«Pioveva la sera che mio padre cambiò il corso della mia vita».[1]

E pioveva la sera che mia madre mi porse questo libro una sera d’autunno di ormai otto anni fa. Questo libro le era stato consigliato a sua volta da una amica, a cui lo aveva regalato la madre, che aveva letto una buona recensione: la scrittrice Benedetta Cibrario[2] si è aggiudicata nel 2008 il Premio Campiello e così via…

Di donna in donna, questo romanzo è arrivato a me. Credo sia un caso che nessun possessore di cromosoma Y sia stato citato, poiché è un romanzo senza alcuna pretesa di finire della categoria “rosa”. Una categoria, tra l’altro, che non apprezzo particolarmente.

E poi perché rosa[3]? Non potevano essere romanzi arancioni? Blu o smeraldo?

Bah.

Prendo del Rossovermiglio[4] dalla cantina per far onore al nome del libro, e mi accomodo in…

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“22.11.63: Salvate il Presidente Kennedy… (o no?)”

La colonna sonora è un altro punto forte dello show, durante gli 8 episodi della prima ed unica stagione, si possono ascoltare brani del calibro di Stay (Just a Little Bit Longer) di Maurice Williams & The Zodiacs, Then He Kissed Me del gruppo femminile The Crystals, il soul di Sam Cooke con Bring It On Home To Me fino alla simbolica Soldier Boy intonata dalle Shirelles

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AbramseKing[1],appena ho letto questi due nomi accoppiati mi sono convinta. Non ho nemmeno guardato il trailer, ma sono andata a curiosare in giro per la trama e l’ho trovata assolutamente geniale: Kennedy è stato e rimarrà uno dei Presidenti più amati degli States, ma se lo fosse proprio per la scomparsa prematura? Insomma in quel poco tempo che è stato in carica ha fatto scelte positive per il suo Paese, ma restando in vita sarebbe continuata ad andare così?
Si sarebbero potute evitare alcune delle guerre recenti? Kennedy avrebbe potuto salvare il Mondo?
Sulla base di questo interrogativo inizia il viaggio nel tempo di Jake Epping (James Franco[2]) nel tentativo di cambiare la sorte del Presidente.

22.11.63è la data che va cambiata, ma c’è un percorso da fare prima, questo incarico segreto verrà intralciato non solo da Lee Harvey Oswald (colui…

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“Anno del Signore 1553_ Tre Donne, Un Destino”

Le wish list dovrebbero essere obbligatorie, specialmente per chi ha gusti complicati.
Nella mia wish list del 2007 in concomitanza di questo fantomatico onomastico, c’era “Il giullare della Regina”, scritto da Philippa Gregory.

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A Roma gli onomastici non sono molto sentiti, tranne i santi maggiori, solitamente non sai nemmeno quando cade il tuo; ma avendo entrambi i genitori del Sud è stata festeggiata per anni anche questa ricorrenza.
Ora, io sono sempre stata convinta che mia madre si sia inventata la data per non farmi sentire diversa dai miei cugini, coi loro nomi tradizionali ben scolpiti sul calendario, mentre io, Gioia, non ho mai avuto il mio Santo.
Non che me ne sia mai importato, ma contando che è un regalo in più durante l’anno… perché no?

La data presunta è il 13 Marzo, Santa Eufrasia (che pare voglia dire gioia in qualche lingua). A pensare che mi sarei potuta chiamare così mi viene un prurito micidiale. O forse è la Primavera, come sempre.
Anche se, tecnicamente la Primavera entra il 21, quindi il mio compleanno cade d’Estate e l’onomastico d’Inverno… c’è della…

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“Un Aquilone color Malinconia”

È straordinario, e spaventoso, quanto sia ancora attuale, quanto rileggendolo ci si riveda ancora e ancora in quel clima, in quell’odio, in quella fatica.
Non è un romanzo per deboli di cuore. E’ duro e onesto. A tratti crudele. E allo stesso tempo poetico, dolce. Questo romanzo va letto e riletto per la poesia, per gli argomenti e le emozioni che trasmette. Avvinghiati a una copertina e una bevanda calda consolatrice, circondati da pacchi di fazzoletti.

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Lo scrittore francese Victor Hugo scriveva della malinconia che è “la gioia di sentirsi tristi”. Si potrebbe definire come il desiderio, in fondo all’anima, di qualcosa che non si ha mai avuto, ma di cui si sente dolorosamente la mancanza. 

C’è stato un Autunno in cui non sono stata molto bene, non facevo in tempo a riprendermi da un’influenza che me ne veniva un’altra.
Capita a tutti prima o poi nella vita, non è niente di preoccupante. Lo diventa però, se è l’Autunno dell’ultimo anno di liceo, nel quale tutti i professori infieriscono e ti terrorizzano ricordandoti (come se non fosse chiaro!) che quello è l’anno della maturità e non puoi fallire.
Poca pressione, insomma.

Perciò essere relegata a letto, smocciolante, poche settimane dopo l’inizio delle lezioni mi aveva messo in uno stato di agitazione. Non solo, improvvisamente la voglia di scappare dalla scuola e intraprendere finalmente il…

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I Classici: “Il nome della Rosa”

“Tutte le eresie sono bandiera di una realtà dell'esclusione. Gratta l'eresia, troverai l'emarginato. Ogni battaglia contro l'eresia vuole solamente questo: che l'emarginato rimanga tale.” [1]   La prima volta che ho sentito parlare di Il nome della Rosa[2] è stato da mia madre quando avevo appena sette anni. Ne stava discutendo con una vicina perché ne avevano tratto una versione cinematografica appena trasmessa in … Continua a leggere I Classici: “Il nome della Rosa”

“Cavour è morto!”

Nella mia classe al liceo, le interrogazioni di storia e filosofia erano viste come una specie di battaglia navale, in cui però inesorabilmente noi studenti eravamo destinati a perdere la nostra bella flotta. Non solo di storia in realtà, una volta una mia compagna all’interrogazione di biologia alla domanda “come batte il cuore?” rispose “bum-bum”. … Continua a leggere “Cavour è morto!”